PARLIAMO DI LADYKILLER

Finalmente siamo attivi! Blog aperto e da oggi non vi libererete più di me!!! Scherzi a parte, eccomi!

Ladykiller nasce dall’idea di scrivere thriller in anonimato non perché tema qualche ripercussione nei miei confronti, ma solo perché mi è sempre piaciuto e mi piace ancora pensare a me come a una persona misteriosa, che dice tutto di sé, ma attenzione! Racconto solo ciò che voglio che gli altri sappiano, e come sono solita dire: metà non è vero e l’altra metà sono menzogne.

Ho cominciato a scrivere molto presto. Il primo romanzo che ho battuto a macchina (all’epoca neppure sapevo cosa fosse un computer!) lo conservo ancora e mi ricordo che raccontava di una suora chiusa in un monastero dal padre dopo aver  ucciso la propria figlia, una sorta di Monna Lisa. Ora è abbandonato in una scatola chiusa in cantina, chissà se un giorno lo riprenderò in mano e inventerò una trama più avvincente, con personaggi nuovi e qualche mistero alle spalle. Per ora mi accontento di dar sfogo alle mie bizzarre idee, alle stesse che mi giungono all’improvviso, senza un motivo o un vero perché. Arrivano e basta e quando accade so che da quel giorno non potrò far altro che metterle nero su bianco.

La realizzazione di una trama è sempre scombussolata e disastrosa all’inizio, perché fino a che non riesco ad appassionarmi ai miei personaggi, fino a che gli amici non diventano amici e i nemici trovano il loro posto non capisco neppure quale luogo assegnare a ognuno. Non è la prima volta che quando sono arrivata a un centinaio di pagine, mi fermo, chiudo il capitolo, stampo e ricomincio dal principio, a volte anche modificando l’assassino o la vittima, altre solo aggiungendone di nuovi. I miei personaggi sono una mia invenzione, nell’aspetto e nel pensiero, l’unica affinità che hanno con la mia vita reale è il fatto che io decido cosa devono dire e cosa devono fare. La mia vera passione quando scrivo? Riuscire a sfogare i miei sentimenti, la mia rabbia, la mia frustrazione, ma anche il mio amore con le parole.

Ci sono giorni in cui far litigare due personaggi nel mio thriller mi aiuta a far sì che io possa dire in faccia a una persona che mi ha fatto un torto o che proprio detesto quelle parole che a volte non puoi mai dire, quelle frasi che costringono l’altro a tacere perché si sa, le parole feriscono più della spada, e allora io dico: se fanno male queste parole, se a volte si vorrebbe urlare in faccia al proprio collega il nostro disappunto, quale posto migliore di un romanzo, in cui tu che sei l’autore puoi concederti il lusso di ogni scelta. Per le vittime si va un po’ più sul sottile, lo ammetto, far morire qualcuno, un personaggio che per un centinaio di pagine ti è stato accanto, ti è diventato quasi amico, non è sempre facile.

A volte accade che dopo averlo fatto morire per mano di un killer mi senta in colpa, ma in ogni thriller che si rispetti ci deve essere almeno una vittima e un assassino e quelle designate sono sempre le più deboli, quelle che posso plasmare nelle mie mani, condurle proprio lì, dove il lettore sa già che qualcosa sta per accadere e che accadrà perché così è stata scritta la trama. Alla fine di ogni romanzo mi sento nuovamente sola. Ho perso i miei amici, e sono costretta a trovarne di altri, ai quali a volte è difficile appassionarsi veramente e subito, ma ci vuole tempo, e passione oltre a una buona dose di amore.

Quella me la regala il mio compagno che credo un giorno mi saluterà caramente e si troverà un’altra donna perché una pazza scatenata come me sa rendere la vita impossibile! Lui dice sempre che quando scrivo divento un’altra, che è impossibile parlarmi, addirittura guardarmi, e che lo spavento quando ad un tratto, magari mentre guardiamo un film insieme, sbotto dicendo: “Secondo te ( e lì si mette già in allerta!) se io faccio in modo che l’assassino…”

Come sono nella vita? Mia madre dice troppo piena di vita, con troppe idee e troppi hobby. Da piccola mi piaceva dedicarmi al cucito. Confezionavo i vestiti delle mie bambole. Anni fa mi sono dedicata alla pittura. Dipingevo quadri ad olio, poi è arrivato il momento del giardinaggio, della scrittura, della corsa, dei siti internet e delle unghie troppo lunghe che ancora realizzo da sola perché mi piace quando alla fine di ogni mia creazione posso dire: “L’ho fatta io!”

Non riesco a restare ferma nello stesso spazio, ho bisogno di muovermi e se non lo posso fare con il corpo mi aiuta la mente. I miei romanzi mi hanno aiutato a viaggiare lontano, a incontrare persone che non ho mai conosciuto veramente ad amarne altre che neppure sapevo esistessero e soprattutto mi hanno aperto un mondo infinito. Sì, oggi alla pubblicazione del mio quinto thriller posso dirlo e sono fiera di poterlo dire:

IO SCRIVO PERCHE’ FARLO MI RENDE LIBERA, PERCHE’ MI PERMETTE DI VIVERE NEL MONDO CHE IO STESSA CREO O DISTRUGGO, PERCHE’ SOLO QUANDO SCRIVO POSSO ESSERE UNA PERSONA DIVERSA, POSSO ESSERE CHI VOGLIO E SOPRATTUTTO IO SCRIVO PERCHE’ OGNI VOLTA APPRENDO QUALCOSA CHE PRIMA MI ERA SCONOSCIUTA!!!!

 

Io scrivo semplicemente perché non posso farne a meno!

Ladykiller